Il libro scritto da Maria Rosa Menocal, studiosa e docente alla Yale University, è una bellissima riflessione sul valore della  tolleranza e della diversità nella civiltà Omayyade di Spagna dove musulmani, ebrei e cristiani crearono una cultura della tolleranza . Sono passati già 12 anni da quando studiai il testo ma lo troviamo oggi su Amazon ancora solo in inglese, spagnolo e cinese,( vuoi mettere che si traduca anche in Italiano)! Ad ogni modo per me ha rappresentato un bellissimo VIAGGIO NEL TEMPO, attraverso sette secoli di storia che hanno permesso al mondo occidentale di mantenere il proprio legame culturale con la cultura greco-latina, grazie all’opera di studiosi e traduttori ebrei, musulmani e cristiani che vissero in una società pluriculturale, diversamente da quanto non fosse quella coeva dell’occidente cristiano. Tutto ebbe inizio Cordova, 750 d.c.

” ……quando con Abd Al Rahman I, il giovane sovrano che incarnava l’eredità degli Omayyadi Siriani e dei Berberi del Maghreb, subentrò all’emiro di Cordova nella guida dei territori spagnoli, in cui la penetrazione islamica era iniziata nel 711.   La sua politica, tesa a contrastare le rivalità tra Berberi e Siriani, gettò le basi di un regno potente e ben organizzato, in cui fu trasferita l’eredità culturale degli Omayyadi di Siria: l’ambiente geografico e umano rifiorirono nell’agricoltura, nei sistemi d’irrigazione, nel recupero di materiali e tecniche costruttive dei predecessori romani, nella fondazione di nuove città, nelle attività commerciali e nell’incremento demografico. Ma non solo: alla frammentazione etnico – religiosa e all’aridità culturale del regno Visigoto, subentrò un lungo periodo, di oltre quattro secoli, in cui Arabi, Cristiani ed Ebrei realizzeranno un’esperienza di convivenza, quanto mai ricca e originale che lascerà tracce indelebili nella cultura europea dei posteri. Cordova si arricchì non solo nei monumenti architettonici come moschee, sinagoghe, chiese e palazzi, di cui Madinat Al-Zahra, la residenza omayyade, fu fra i più splendidi esempi, ma anche in librerie, copisterie, cancellerie e archivi. L’Arabo, la lingua della rivelazione, miracolo e strumento di Dio, diventò la lingua franca dei politici, dei mercanti, dei religiosi e dei colti. Insomma, una lingua non solo dello stato ma anche della sua gente tutta, come fu il latino per la civiltà romana. Lingua che seppe esprimere la cultura giuridica dello Stato ma anche la cultura poetica pre-islamica, fatta di sentimenti mondani e di sensibilità verso il creato………..”

e finì nel 1492, quando Ia monarca Isabella, dopo la riconquista alla cristianità della Spagna, condannò ebrei e musulmani ad una conversione forzata, pena l’espulsione dal paese.

Tratto da una mia ricerca “La civiltà Omayyade  di Al-Andalus:  riflessioni sul valore della  tolleranza e della diversità come ricchezze nella società umana di ieri e di oggi” 2009

Solverwp- WordPress Theme and Plugin

Torna in alto
Betti World